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La Chiesa col grembiule…

Dedichiamo questa pagina alla storia, alle testimonianze, alle interviste, ecc. di Grandi Persone di Chiesa che hanno lasciato una traccia significativa nel loro passaggio e che hanno testimoniato il messaggio di Gesù Cristo. Il significato del titolo che abbiamo voluto dare a questa pagina, sta nello scritto di Don Tonino Bello che trascriviamo qui di seguito.

da un testo di Don Tonino Bello:

Forse a qualcuno può sembrare un’espressione irriverente, e l’accostamento della stola col grembiule può suggerire il sospetto di un piccolo sacrilegio. 
Si, perché di solito la stola richiama l’armadio della sacrestia, dove con tutti gli altri paramenti sacri, profumata d’incenso, fa bella mostra di sè, con la sua seta ed i suoi colori, con i suoi simboli ed i suoi ricami. Non c’è novello sacerdote che non abbia in dono dalle buone suore del suo paese, per la prima messa solenne, una stola preziosa. 
Il grembiule, invece, ben che vada, se non proprio gli accessori di un lavatoio, richiama la credenza della cucina, dove, intriso di intingoli e chiazzato di macchie, è sempre a portata di mano della buona massaia. Ordinariamente non è articolo da regalo: tanto meno da parte delle suore, per un giovane prete. Eppure è l’unico paramento sacerdotale registrato dal vangelo. Il quale vangelo, per la messa solenne celebrata da Gesù nella notte del Giovedì Santo, non parla né di casule, né di amitti, né di stole, né di piviali. 
Parla solo di questo panno rozzo che il Maestro si cinse ai fianchi con un gesto squisitamente sacerdotale. 
Chi sa che non sia il caso di completare il guardaroba delle nostre sacrestie con l’aggiunta di un grembiule tra le dalmatiche di raso e le pianete di samice d’oro, tra i veli omerali di broccato e le stole a lamine d’argento! 
La cosa più importante, comunque, non è introdurre il “grembiule” nell’armadio dei paramenti sacri, ma comprendere che la stola ed il grembiule sono quasi il diritto ed il rovescio di un unico simbolo sacerdotale. Anzi, meglio ancora, sono come l’altezza e la larghezza di un unico panno di servizio: il servizio reso a Dio e quello offerto al prossimo. La stola senza il grembiule resterebbe semplicemente calligrafica. Il grembiule senza la stola sarebbe fatalmente sterile… 
Nel nostro linguaggio canonico, ai tempi del seminario, c’era una espressione che oggi, almeno così pare, sta fortunatamente scomparendo: “diritti di stola”. E c’erano anche delle sottospecie colorate: “stola bianca” e “stola nera”. Ci sarebbe da augurarsi che il vuoto lessicale lasciato da questa frase fosse compensato dall’ingresso di un’altra terminologia nel nostro vocabolario sacerdotale: “doveri di grembiule”! Questi doveri mi pare che possano sintetizzarsi in tre parole chiave: condivisione, profezia, formazione politica. 
Speriamo che i seminari formino i futuri presbiteri ai “doveri di grembiule” non solo con la stessa puntigliosità con cui li informavano sui “diritti di stola”, ma con la stessa tenacia, col medesimo empito celebrativo e con l’identico rigore scientifico con cui li preparano ai loro compiti liturgici.

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DON LORENZO MILANI….IL PRIORE DI BARBIANA

CHI ERA COSTUI?

don lorenzo milani

don lorenzo milani

barbiana – Firenze

Dati storici:

Don Lorenzo Milani (Firenze, 27 maggio 1923 – 26 giugno 1967), sacerdote ed educatore, negli anni 60 e 70 si distingue per il suo impegno civile nell’educazione dei poveri.

Don Lorenzo Milani era figlio di un’agiata famiglia di intellettuali fiorentini, secondogenito di Albano Milani e Alice Weiss. Ragazzo vivace e intelligente, tra il 1941 e il 1943 coltivò la passione per la pittura, studiando prima come privato, poi a Milano all’Accademia di Brera.
Nell’estate del 1942, durante una vacanza a Gigliola (Montespertoli) Lorenzo decise di affrescare una cappella; durante i lavori rinvenne un vecchio messale la cui lettura lo appassionò notevolmente. Successivamente, al ritorno a Milano, si interessò di liturgia.
Questo probabilmente fu il suo primo vero contatto con il cristianesimo, dato che la sua famiglia non era mai stata religiosa, quando non espressamente anticlericale (come il nonno e il bisnonno). I Milani avevano battezzato i loro figli solo per paura di ripercussioni in epoca fascista, dato che la madre Alice era ebrea, anche se non credente.
Nel giugno del 1943 Lorenzo si convertì; il colloquio con don Raffaele Bensi, che in seguito fu il suo direttore spirituale, avvenuto in modo casuale, segnò fortemente l’inizio di questa svolta. Il 12 giugno dello stesso anno fu cresimato dal cardinale Elia Dalla Costa.Il 9 novembre 1943 entrò nel seminario di Cestello in Oltrarno.
Ordinato sacerdote nel duomo di Firenze il 13 luglio 1947 dal cardinale Elia Dalla Costa venne inviato come coadiutore a San Donato di Calenzano, vicino a Firenze, dove lavorò per una scuola popolare di operai e strinse amicizia con altri sacerdoti come Danilo Cubattoli, Bruno Borghi e Renzo Rossi. Gli fu amico e collaboratore il calenzanese Agostino Ammannati, che insegnava lettere nel liceo classico Cicognini a Prato.

Negli anni a Calenzano scrisse “Esperienze Pastorali”, che ebbe una forte eco per i suoi contenuti eterodossi.
A dicembre 1954, a causa di screzi con la curia di Firenze venne mandato a Barbiana, piccola frazione di Vicchio, in provincia di Firenze , dove iniziò il primo tentativo di scuola a tempo pieno, espressamente rivolto alle classi popolari, dove sperimentò il metodo della scrittura collettiva.
Opera monumentale della scuola di Barbiana è “Lettera ad una professoressa”, in cui i ragazzi della scuola (con la supervisione di Don Milani) denunciavano il metodo didattico che, a loro dire, favoriva solo i borghesi ed i ricchi (i cosiddetti “Pierini”).
Per i suoi scritti (ad esempio, L’obbedienza non è più una virtù), e per affermazioni come “Io reclamo il diritto di dire che anche i poveri possono e debbono combattere i ricchi” venne (in modo superficiale) incluso nel novero dei cosiddetti cattocomunisti.
In seguito ad un suo scritto in difesa dell’obiezione di coscienza, dove ancora una volta si distaccava dall’insegnamento e dalla tradizione cattolica, venne processato, ma morì prima che fosse emessa la sentenza.

Le sue spoglie sono oggi ospitate in un piccolo cimitero poco lontano dalla sua scuola di Barbiana.
Fu Don Milani ad adottare il motto “I care”, letteralmente “Io mi prendo cura”.
Questa frase scritta su un cartello all’ingresso riassumeva le finalità educative di una scuola orientata alla presa di coscienza civile e sociale.
Tra gli scritti più famosi dell’esperienza di Barbiana si possono ricordare:
” L’obbedienza non è più una virtù”, “Esperienze Pastorali”, “Lettera a una professoressa”.

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03/09/2013

E-mail ad una professoressa

di Beppe Severgnini
in “la Lettura” del 1 settembre 2013

Molte cose, molti anni e molte riforme sono passati dalla Lettera a una professoressa. Ma c’è sempre un po’ di Barbiana, nella buona scuola all’italiana. Vediamo cosa scrivevano don Lorenzo Milani e i suoi allievi, e cosa possiamo aggiungere, quasi mezzo secolo dopo.

continua a leggere l’articolo

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Pubblichiamo un articolo di Don Angelo Chiappa, guida spirituale e “Milaniano d.o.c.”, che ha accompagnato 7 pellegrini sulle strade di Don Milani da Pistoia a Barbiana (FI) dal 21 al 24 agosto 2012.

1 settembre 2012

Nello Spirito della PASTORALE DEL CREATO che si celebra il primo settembre

ITINERARIO SULLE COLLINE DEL MUGELLO PER RITROVARE LO SPIRITO DEL PRIORE DI BARBIANA

Da Pistoia a Montemurlo; poi via per il rifugio Gualdo; aria da monastero molto ospitale al santuario della Madonna del Sasso per la terza tappa; poi via fino a Barbiana, dove il priore Lorenzo Milani ha consacrato l’ultima parte della sua vita al ministero “per pochi poveri contadini” facendo scuola ai loro figli. Su questo itinerario – per un totale di km 100,2 dal 21 al 24 agosto si sono cimentati 7 camuni – 5 uomini e due signore – col solo “ cavallo di S. Francesco”. Io e Davide eravamo al seguito con un cavallo motorizzato. Per podisti come i 7 (alcuni sono andati più volte a Santiago de Compostela) distanze e dislivelli non hanno rappresentato un grande impegno; unico ostacolo: temperature costanti tra i 38° e i 40° gradi senza una brezza neppure di notte.

Barbiana come punto terminale di un itinerario di riflessione sulle colline del Mugello, durante il quale abbiamo scoperto tanta accoglienza, tanta amabilità e tanto volontariato gratuito. A Montemurlo si sono prodigati per noi il barbuto signor Germano e la moglie, animatori volontari della locale pro-loco. Al rifugio Gualdo un giovane ottantenne Fosco e la moglie – alpinisti che ben conoscono anche le nostre montagne – utilizzano una ex canonica per dare ospitalità ai viandanti con servizio di bar e ristorante e la disponibilità di una decina di brande per riposare; con i proventi si finanzia un gruppo culturale che utilizza la pieve adiacente per le proprie iniziative. Al santuario della Madonna del Sasso abbiamo concelebrato l’Eucarestia con un gruppo di quattro sacerdoti che qui vivono come monaci della Comunità dei Figli di Dio fondata da P. Don Divo Barsotti: anche da loro ospitalità in alcune stanze per pellegrini che si sappiano autogestire. Cose splendide!. Meno splendido che di don Milani nella sua terra sacerdotale poco si conosce. Il nostro passaggio ha sorpreso tutti e ci ha permesso di coinvolgere quanti hanno accettato nelle nostre meditazioni serali: tappa per tappa ogni sera, prima del riposo, in un clima di calda preghiera introdotta e chiusa dal nostro usignolo, Lucia, con chitarra e voce raffinata – ci siamo avventurati a meditare testi del maestro don Lorenzo per conoscerne contenuti, passioni e sofferenze; col proposito di saper trasformare in messaggio di vita per noi la sua testimonianza.

Alla fine Barbiana ci ha accolto nel suo silenzio. La porta della chiesetta dedicata ad Andrea Apostolo era socchiusa. Qui io e don Battista Dassa – animatore generoso di questi pellegrinaggi – ci siamo raccolti per celebrare col gruppo una liturgia eucaristica davvero speciale e coinvolgente. Credo che tutti ci siamo proiettati nel tempo in cui qui celebrava il priore che riposa nel piccolo cimitero da quasi mezzo secolo. Ci siamo sentiti assorbire da un clima di contemplazione profonda. Nel primo pomeriggio un ex allievo di don Milani – il signor Agostino, già sindacalista della CISL – ci ha guidato dentro le stanze della canonica in cui si svolgeva la vita del priore e dei suoi ragazzi e con gentilezza ha dato risposte compiute ai nostri quesiti. Poi una rapida partenza per il ritorno alle nostre case. Forse è stata l’unica tappa in cui i km previsti hanno corrisposto con i km reali perché per tutte le altre tappe abbiamo riconosciuto che i km previsti da don Battista e Tomaso erano … solo un invito a stimolare il cammino per un traguardo che era … lì, appena dopo … un po’ più in là.

Ma così è stata anche la vita del Priore: partito come giovane prete a S. Donato di Calenzano, il resto della sua vita si è compiuto… un po’ più in là, in una parrocchia che “a dirla proprio tutta, non era neanche un paese; Barbiana è formata da qualche casa sparsa nel bosco, lungo il sentiero e nei campi”. L’esperienza sicuramente è stata vissuta come analoga agli Esercizi Itineranti organizzati da alcuni anni dall’ufficio diocesano della Pastorale del Creato che io e don Battista abbiamo condiviso fin dal primo anno: non una camminata per colline, ma un vero pellegrinaggio.

Don Angelo Chiappa

i pellegrini nella chiesa di Barbiana

la scritta I Care sulla porta della scuola

la celebrazione nella chiesa di Barbiana

Il pensiero pedagogico di Don Lorenzo Milani

“Invece a Barbiana i ragazzi siederanno attorno ai tavoli. Saranno eliminati pulpiti e cattedre. La scuola, nata il giorno stesso dell’arrivo del Priore, prenderà lentamente una forma sempre più circolare.
In uno spirito cooperativo e di ricerca l’intera Comunità lavorerà su progetti d’utilità comune, quali la formazione, l’acquedotto, la strada, i laboratori ecc.. Le prime lezioni del Priore consentiranno agli adulti del nuovo popolo di prendere la patente della moto e di liberarsi dall’isolamento. Solo successivamente istituirà un doposcuola di supporto alla scuola elementare di Padulivo, aggregato di case a 1 km dalla chiesa. Era una pluriclasse con un’unica insegnante per tutti i bambini.

…… Continua…. “

Scarica e visualizza il “pensiero pedagogico di Don Lorenzo Milani”:  QUI

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Citazioni di don Milani

Non vedremo sbocciare dei santi finché non ci saremo costruiti dei giovani che vibrino di dolore e di fede pensando all’ingiustizia sociale.
Da Esperienze pastorali

Con la parola alla gente non gli si fa nulla. Sul piano divino ci vuole la grazia e sul piano umano ci vuole l’esempio.
Da Esperienze pastorali

Io al mio popolo gli ho tolto la pace: Non ho seminato che contrasti, discussioni, contrapposti schieramenti di pensiero. Ho sempre affrontato le anime e le situazioni con la durezza che si addice al maestro. Non ho avuto né educazione né riguardo né tatto. Mi sono attirato addosso un mucchio di odio, ma non si può negare che tutto questo ha elevato il livello degli argomenti e di conversazione del mio popolo.
Da Esperienze pastorali

E qual’è mai il giornale che scrive per il fine che in teoria gli sarebbe primario cioè informare o non invece per quello di influenzare in una direzione.
Da Esperienze pastorali

Da bestia si può diventare uomini e da uomini si può diventare santi: Ma da bestia a santi con un solo passo non si può diventare.
Da Esperienze pastorali

Io non vendo le mie singole prestazioni ma vendo la mia vita intera a una comunità intera, e quello che faccio lo faccio per tutti eguali e non faccio piaceri speciali a nessuno, perchè tutti sono ugualmente miei figliuoli“.
Da Esperienze pastorali

Ho imparato che il problema degli altri è uguale al mio. Sortirne insieme è la politica, sortirne da soli è l’avarizia.
Da Lettera a una professoressa

Se si perde loro (i ragazzi più difficili) la scuola non è più scuola. É un ospedale che cura i sani e respinge i malati.
Da Lettera a una professoressa

Non c’è nulla che sia più ingiusto quanto far parti uguali fra disuguali.
Da Lettera ad una professoressa

Conoscere i ragazzi dei poveri e amare la politica è tutt’uno.
Da Lettera ad una professoressa

È solo la lingua che rende uguali. Uguale è chi sa esprimersi e intendere l’espressione altrui.
Da Lettera ad una professoressa

Non mi ribellerò mai alla chiesa, perchè ho bisogno più volte alla settimana del perdono dei miei peccati e non saprei da chi altri andare a cercarlo quando avessi lasciato la chiesa.
Da Lettere di don Lorenzo Milani priore di Barbiana

Quando ci si affanna a cercare apposta l’occasione pur di infilare la fede nei discorsi, si mostra d’averne poca, di pensare che la fede sia qualcosa di artificiale aggiunto alla vita e non invece ‹modo› di vivere e di pensare.
Da Lettere di don Lorenzo Milani priore di Barbiana

Dai superficialissimi giudizi che voi intellettuali osate farci sulle cose della vita reale e che per forza di cose non potrete mai palpare con mano, ma solo attraverso l’inchiostro e la rielaborazione intellettuale.
Da Lettera di don Lorenzo Milani priore di Barbiana

Mi fa tenerezza pensare come sei giovane per addentrarti nell’immensa solitudine di chi cerca solo di salvarsi l’anima. Ma solitudine per modo di dire. Si perde tutti i superiori, quasi tutti i confratelli, tutti i signori quasi tutti gli intellettuali e si trova in compenso tutti i poveri, gli analfabeti, i deficienti (mi ha fatto tanto ridere di gioia il sentire che a vespro non avevi che un deficiente. Io sono più in gamba di te, ne ho quattro. Molte domeniche non ho che loro e penso sempre che Dio mi deve volere molto bene se mi circonda di suoi elettissimi a quella maniera).
Lettera a don Ezio Palombo Da Lettere di don Lorenzo Milani priore di Barbiana.

La scuola deve tendere tutto nell’attesa di quel giorno glorioso in cui lo scolaro migliore le dice: ‹Povera vecchia, non ti intendi più di nulla› e la scuola risponde con la rinuncia a conoscere i segreti del suo figliolo felice solo che il suo figliolo sia vivo e ribelle.
Lettere di don Lorenzo Milani priore di Barbiana

Ho badato a accettare in silenzio perchè volevo pagare i miei debiti con Dio, quelli che voi non conoscete. E Dio invece mi ha indebitato ancora di più: mi ha fatto accogliere dai poveri, mi ha avvolto nel loro affetto: Mi ha dato una famiglia grande, misericordiosa, legata a me da tenerissimi e insieme elevatissimi legali. Qualcosa che temo lei non ha mai avuto. E per questo m’è preso pietà di lei e ho deciso di risponderle. Lettera all’Arcivescovo di Firenze Card. Ermenegildo Florit
Da Lettere di don Lorenzo Milani priore di Barbiana.

Quando avrai perso la testa, come l’ho persa io, dietro poche decine di creature, troverai Dio come un premio.
Da Lettere di don Lorenzo Milani priore di Barbiana

L’arte dello scrivere è la religione. Il desiderio di esprimere il nostro pensiero e di capire il pensiero altrui è l’amore. E il tentativo di esprimere le verità che solo si intuiscono e le fa trovare a noi e agli altri. Per cui essere maestro, essere sacerdote, essere cristiano, essere artista e essere amante e essere amato sono in pratica la stessa cosa. Da Lettere di don Lorenzo Milani priore di Barbiana

Ma il giorno che avremo sfondato insieme la cancellata di qualche parco, installato insieme la casa dei poveri nella reggia dei ricchi, ricordati Pipetta, non ti fidare di me, quel giorno ti tradirò. Quel giorno io non resterò lì con te. Io tornerò nella tua casuccia piovosa e puzzolente a pregare per te di fronte al mio signore crocefisso.
Da Lettere di don Lorenzo Milani priore di Barbiana

Il disoccupato e l’operaio d’oggi dovranno uscire dal cinema con la certezza che Gesù è vissuto in un mondo triste come il loro che ha come loro sentito che l’ingiustizia sociale è una bestemmia, come loro ha lottato per un mondo migliore.
Da Lettere di don Lorenzo Milani priore di Barbiana.

L’elemosina è orribile quando chi la fa crede d’essersi messo a posto davanti a Dio e agli uomini.

La politica è altrettanto orribile quando chi la fa crede d’essere dispensato dal sentir bruciare i bisogni immediati di quelli cui l’effetto della politica non è ancora arrivato: È evidente che oggi bisogna con una mano manovrare le leve profonde (politica, sindacato, scuola) e con l’altra le leve piccine ma immediate dell’elemosina,
Da Lettere di don Lorenzo priore di Barbiana

ho voluto più bene a voi (ndr ragazzi) che a Dio, ma ho speranza che lui non stia attento a queste sottigliezze e abbia scritto tutto al suo conto. Da
Lettere di don Lorenzo priore di Barbiana

Dio non mi chiederà ragione del numero dei salvati, ma del numero degli evangelizzati.
Da Lettere di don Lorenzo Milani priore di Barbiana

Vuoi tu che i poveri regnino presto? Vuoi che regnino bene? Scrivi dunque o un libro per loro o un giornale per loro oppure fatti.. apostolo tra i tuoi compagni laureati cattolici per dare vita a una grandiosa scuola popolare a Firenze. Non come un dono da fare ai poveri, ma come un debito da pagare e un dono da ricevere.
Da Lettere di don Lorenzo Milani priore di Barbiana

T’ho scritto solo per metterti in guardia contro te stesso e per difendere la mia carissima moglie chiesa che amo tra infiniti litigi e contrasti (come ogni buon marito usa fare).
Da Lettere di don Lorenzo Milani priore di Barbiana

Su una parete della nostra scuola c’è scritto grande “I CARE”. È il motto intraducibile dei giovani americani migliori: “me ne importa, mi sta a cuore”. È il contrario esatto del motto fascista “me ne frego”.
Da Lettera ai giudici

In quanto alla loro vita di giovani sovrani domani, non posso dire ai miei ragazzi che l’unico modo d’amare la legge è d’obbedirla. Posso solo dir loro che essi dovranno tenere in tale onore le leggi degli uomini da osservarle quando sono giuste (cioè quando sono la forza del debole). Quando invece vedranno che non sono giuste (cioè quando sanzionano il sopruso del forte) essi dovranno battersi perché siamo cambiate. La leva ufficiale per cambiare la legge è il voto. La Costituzione gli affianca anche la leva dello sciopero. Ma la leva vera di queste due leve del potere è influire con la parola e con l’esempio sugli altri votanti e scioperanti: E quando è l’ora non c’è scuola più grande che pagare di persona un’obiezione di coscienza. Cioè violare la legge di cui si ha coscienza che è cattiva e accettare la pena che essa prevede.
Da Lettera ai giudici

Avere il coraggio di dire ai giovani che essi sono tutti sovrani, per cui l’obbedienza non è ormai più una virtù, ma la più subdola delle tentazioni, che non credano di potersene far scudo né davanti agli uomini né a Dio, che bisogna che si sentano ognuno l’unico responsabile di tutto.
Da Lettera ai giudici

Se la vita è un bel dono di Dio non va buttata via e buttarla via è peccato. Se uun’azione è inutile, è buttar via un bel dono di Dio. È un peccato gravissimo, io lo chiamo bestemmia del tempo. E mi pare una cosa orribile perché il tempo è poco, quando è passato non torna.
Da Una lezione alla scuola di barbiana

L’ha detto Don Milani:

«L’arte dello scrivere è la religione. Il desiderio di esprimere il nostro pensiero e di capire il pensiero altrui è l’amore. E il tentativo di esprimere le verità che solo si intuiscono e le fa trovare a noi e agli altri. Per cui essere maestro, essere sacerdote, essere cristiano, essere artista e essere amante e essere amato sono in pratica la stessa cosa.» Da Lettere di don Lorenzo Milani priore di Barbiana

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Bresciaoggi, domenica 1 luglio 2012 LETTERE

Ricordando don Milani

Caro Don Milani, anche se non l´abbiamo incontrata direttamente, noi di lei ci ricordiamo. Ci ricordiamo dei ragazzi della sua scuola di Barbiana e della lettera che avete scritto ad una professoressa. Sandro, Gianni, Pierino sono nostri compagni di scuola e compagni del nostro mondo quotidiano.
Chissà quanti Pierino ci sono ancora dietro ai banchi e chissà quanti Sandro e Gianni hanno contribuito ad aumentare le morti bianche in questo Paese? Oggi si chiamano Viky, Abdul, Roberto, Sasha: cambiano i nomi, ma la realtà è sempre quella. La nostra scuola è diventata un´azienda, noi ne siamo gli utenti, ma le domande che lei e i suoi studenti ponevate a questa istituzione hanno ancora un senso.
Forse non è di registri elettronici che la scuola ha bisogno, ma di nuove prospettive e di vecchie idee ed intuizioni, ormai dimenticate. Per noi «educare», oltre che «tirare fuori» da uno studente le realtà positive, spesso solo in germe, che sono in lui, significa «portare dietro». E´ una parola che dice da sola ciò che ci dovrebbero comunicare gli insegnanti che si succedono nelle nostre aule: «Sì, anche se sei un peso per la classe, anche se devo rispiegarti le regole di base, anche se mi costa fatica correggere i compiti che ti assegno in più in vista di un tuo recupero, so che ti impegni e voglio condurti con me». E sbagliano coloro che, fautori della meritocrazia consacrata da premi, sostengono che solo con l´elevazione dei migliori ad eroi si faccia giustizia, si faccia cultura. Per sentirsi bravi e soddisfatti non basterebbe anche solo usare il proprio tempo a trasmettere i contenuti disciplinari ai compagni in difficoltà, che ti gratificano con un sorriso al prossimo compito in classe andato meglio? Ma, nella nostra scuola, molti Gianni ci hanno già lasciato ed è troppo facile attribuire esclusivamente a loro le cause di una sconfitta. Forse l´ottica dell´«I care» ed il suo esempio hanno ancora molto da insegnarci.
Gruppo ManiTese
LICEO CALINI

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Bresciaoggi: martedì 21 agosto 2012

DARFO PELLEGRINI  ALLA SCOPERTA DI DON MILANI 

Dalla Valcamonica a Barbiana sulle tracce di don Lorenzo Milani.
È l´esperienza che alcuni camminatori guidati dal parroco di Angone di Darfo, don Battista Dassa, vivranno da oggi. Da sempre affascinato dalla figura e dalla testimonianza di vita di don Lorenzo, il religioso darfense guiderà da oggi a venerdì i pellegrini alla scoperta del priore toscano attraverso un cammino a tappe, e nella sua impresa religiosa e umana sarà affiancato dall´aiuto spirituale di un altro milaniano bresciano, don Angelo Chiappa.

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Luca Kocci intervista Nadia Neri

Don Milani, l’amore concreto e selettivo per gli oppressi

“Quarantacinque anni fa, il 26 giugno 1967, moriva Don Lorenzo Milani. Qualche mese prima, il 7 gennaio 1966, trovò la forza di inviare una delle sue più belle lettere a Nadia Neri, giovane studentessa napoletana, che gli aveva scritto poco tempo prima…. “

continua a leggere l’intervista qui

 

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